sabato 4 aprile 2009

Intervista ad Antonio La Bruna

Come promesso, dopo l'intervista a Riccardo Niccolini, (che potete rileggere semplicemente cliccando sopra il nome), ecco l'intervista ad un altro grande nome della lotta italiana e mondiale. Antonio La Bruna è da sempre considerato tra i lottatori più tecnici italiani di tutti i tempi e chi è abituato a campionati del mondo visti vincere con un solo incontro con avversario "su misura" si sorprenderà di come il due volte olimpionico parli con orgoglio di campionati italiani assoluti conquistati....

Buona lettura:

1) Per chi conosce il mondo della lotta libera Antonio La Bruna è un nome tra i più conosciuti, ma per i non addetti ai lavori puoi presentarti? Dicci qualcosa di te e su come sei entrato in contatto con quello che sarebbe stato il tuo sport e la tua professione per qualche tempo:

Prima di iniziare la lotta praticavo pugilato, mio padre faceva l’allenatore di una squadra di calcio e un suo sogno era quello che io diventassi un campione nello sport.
Vista la sua passione per il pugilato mi allenava fin da piccolo, (avevo circa sei anni), a colpire un pallone dentro una calza da donna legata alle due estremità. Non avevo ancora l’età per praticare questa disciplina, quindi, mi mandava ad assistere agli allenamenti degli adulti nella palestra del quartiere dove abitavo.
Finalmente, raggiunta l’età per iniziare, mi portò nella palestra del C.R.A.L. Stanic dove allenava un certo Giovannelli e da lì a poco vinsi la mia prima medaglia d’oro.
In seguito, (avevo quattordici anni), il mio genitore mi iscrisse nella palestra di lotta dei V.V.F. tomei Livorno e appena iniziato tenevo testa a ragazzi che la facevano da anni, mi veniva naturale, anche perché sono cresciuto nel quartiere “la rosa” di 40 anni fa, dove gli incontri per strada erano all’ordine del giorno. Così decisi di lasciare la boxe dando una grande delusione a mio padre.
Il mio Primo allenatore è stato Dino Bianchi. Ricordo quando mi disse che, vista anche la mia predisposizione, avrei partecipato ai prossimi Campionati Italiani. Non mi sentivo all’altezza, erano 15 giorni che avevo iniziato e la gara era solo dopo due settimane.
Sette giorni prima della manifestazione mi ammalai, presi una brutta bronchite che mi costrinse al letto e a dolorose punture di penicillina, la gara sembrava saltata, invece mi ripresi in tempo, feci l’ultima iniezione e il giorno dopo partii.
Arrivati al palazzetto, dopo l’estrazione necessaria per formare le coppie che dovevano combattere, ricordo l’allenatore che venne da me e disse: hai il primo incontro con un compagno di squadra e non voglio che arriviate ai prossimi gironi stanchi viste anche le tue condizioni, (pensava che non sarei arrivato in fondo alla manifestazione): “facciamo così, chi è in svantaggio la prima ripresa dà la schienata all’altro”. Purtroppo, anche se in allenamento ero più forte, quella prima ripresa ero in svantaggio, anche se di un solo punto e a malincuore fui costretto ad andare KO all’inizio della seconda ripresa.
Gli incontri successivi li vinsi tutti con facilità, non fu così per il mio compagno di squadra che comunque vinse e arrivò primo. Per me è stato un bellissimo e indimenticabile secondo posto.

2) Cosa ha significato per te far parte di quella che stata definita dallo stesso Romanacci la nazionale italiana più forte di tutti i tempi?

A parte che la nazionale era composta di molti atleti del mio club con i quali avevo un bellissimo rapporto di amicizia e che gli allenamenti “collegiali” venivano fatti al centro C.O.N.I. di Tirrenia, per me non ha molta importanza aver fatto parte della squadra più forte di tutti i tempi. Sono un individualista e pensavo principalmente ai miei risultati.
Invece è stato determinante l’incontro con Vittoriano Romanacci, il merito di quella che è stata definita la Nazionale più forte di tutti i tempi è suo. Mi reputo una persona fortunata ad averlo incontrato perché, almeno nel mio caso, mi ha dato gli stimoli giusti per allenarmi.
Ricordo quale fu la situazione che mi fece cambiare marcia: era il 1976 e avevamo cambiato palestra. Eravamo passati dai V.V.F. all’Olimpia Club in Via Fiorenza a Livorno, Vittoriano mi prese da una parte, visto che ultimamente non mi impegnavo molto negli allenamenti, e mi disse: “guarda che tu hai delle potenzialità e se ti alleni come si deve tra 4 anni arrivi a vincere il Titolo Italiano Assoluto”. Il Campionato Italiano assoluto nei 57 Kg. era un risultato di altissimo livello, infatti in questa categoria c’era uno dei lottatori più forti che ci siano mai stati in Italia: Giuseppe Bognanni. Tra i risultati più importanti ha ottenuto una medaglia di bronzo alle Olimpiadi di Monaco nel 1972 e non avrei mai pensato che sarei riuscito a vincere il Titolo. A dire la verità non mi ero ancora prefissato dei traguardi, ma da quel giorno vidi le cose in maniera diversa, iniziai ad allenarmi seriamente anche due volte al dì, la mattina alle sei prima di andare al lavoro e il pomeriggio quando uscivo dalla carrozzeria. Dopo 4 anni vinsi il mio primo dei dieci campionati italiani Assoluti Consecutivi.

3) Come hai vissuto le 2 olimpiadi da te fatte? Tensione, emozione concentrazione, preparazione e tutte quelle sensazioni che solo chi è stato li può descrivere:

Il momento più bello per un atleta, quindi il mio caso non fa eccezione, è di partecipare alle Olimpiadi, vivere l’atmosfera del villaggio olimpico, essere lì con i migliori atleti del mondo come Sara Simeoni, Pietro Mennea ecc. ecc. Veder vincere una medaglia d’oro al tuo compagno di squadra Claudio Pollio, insomma il tutto un sogno quasi realizzato. Per realizzarlo a pieno mancava solo una medaglia. Ho iniziato bene vincendo degli incontri, ma questa è svanita dopo aver combattuto con il russo Sergei Beloglazov, uno dei lottatori più forti di tutti i tempi e, dopo di lui, con il bulgaro, arrivati rispettivamente 1° e 2°. Così, perdendo due incontri, sono stato eliminato ed ho dovuto accontentarmi del 10° posto.
Per le Olimpiadi di Los Angeles 1984 invece avevo grandi aspettative di medaglia. Inizia la gara proprio mentre Vincenzo Maenza ottiene la medaglia d’oro. Anche io inizio bene vincendo dei combattimenti, ero in ottime condizioni, ma arriva l’incontro decisivo con l’americano Randy Lewis, risultato poi campione olimpico. La prima ripresa dove viene praticata principalmente lotta in piedi finisco in vantaggio, ma nella seconda l'americano mi sovrasta nella lotta a terra.
L’altro match decisivo per la medaglia di bronzo era con l’australiano, ma in una presa alla gamba mi faccio male ai legamenti, continuo comunque a lottare e recupero lo svantaggio, ma vado a perdere di un punto 4 -3. Infine, viste le due precedenti sconfitte, vado a scontrarmi con il tedesco per il quinto e sesto posto, ma già prima di iniziare mi rendo conto che è una prova impossibile. La gamba si è freddata e il dolore ai legamenti è molto forte, infatti perdo, finisco sesto e con la gamba ingessata.

4) Puoi raccontarci i rapporti che avevi coi tuoi compagni di squadra e di allenamento?Eravate amici anche fuori dalla materassina o esistevano delle rivalità fra di voi?

Sono stato fortunato perché, almeno nei primi anni, la nazionale era composta dalla maggior parte degli atleti del C.N.L.O. Livorno e quindi, essendoci cresciuto insieme, avevo con loro un bellissimo rapporto di amicizia. Naturalmente è stato un “problema” l’inserimento di altri gruppi venuti da altre parti d’Italia, Sicilia, Campania ecc. prima di assestarci ci siamo fatti un po’ di scherzi più o meno pesanti.
Come nella vita poi, ci sono persone con cui ti trovi bene altre meno, io devo dire che sono sempre andato d’accordo con tutti, anche se con quelli della mia categoria di peso c’era una “sana” rivalità che mettevo da parte finita la gara o l’allenamento.


5) Quale è stato per te l’avversario più forte che hai incontrato? E la scuola di lottatori liberisti più forte?

Sicuramente l’atleta più forte che ho incontrato al quale corrispondeva anche la scuola migliore è il russo Sergei Beloglazov.


6) C’è qualcuno in particolar modo a cui ti ispiravi quando lottavi? Chi principalmente ti ha influenzato nello stile e nella strategia che adottavi?

Purtroppo il mio limite e quello di molti atleti è la poca tradizione che la lotta ha in Italia. Mi sono allenato fino ai 17 anni nella mia palestra dove la situazione non era un gran che in confronto ad altre nazioni come Russia, Bulgaria, Turchia, America ecc. ecc. Li in allenamento si fronteggiavano atleti che potevano fare medaglia ai Campionati Mondiali, Europei e per me crescere in una realtà del genere sarebbe stato molto diverso.
Dai 18 anni circa ho iniziato ad andare in Nazionale e così quando facevo dei “ritiri” di un mese nei posti sopra indicati ho conosciuto la tecnica vera e mi sono reso conto di quanto avevo ancora da imparare.
Delle volte veniva da demoralizzarsi tanto erano superiori, anche se questa superiorità tecnica non sempre corrispondeva al reale valore di un atleta in gara. Quando infatti per test venivano fatti degli incontri di controllo ed entravano in campo altre qualità naturali come istinto di lotta, senso della posizione, dell’equilibrio, del tempo ecc. nonché il saper imporre la propria lotta all’avversario, riuscivo a vincere i confronti.
Sulla materassina non mi ispiravo a nessun atleta in particolare. Visto che non avevo grandi doti di velocità e forza, avevo sviluppato un mio stile, gli atleti non sapevano mai da quale parte attaccavo, sembrava la parte destra invece mi ritrovavano sulla sinistra e così dall’altra parte e lo facevo di seguito fino a sfiancarli vista la mia resistenza organica. Ricordo un incontro in Canada con il grande wrestler americano Ricky Della gatta. Ero in vantaggio fino alla fine, poi lui riuscì a vincere. Dopo l’incontro venne da me è mi disse che l’avevo sorpreso con il mio tipo di lotta e che gli era piaciuta molto.
Iniziato a specializzarmi mettevo in difficoltà tutti. Ricordo la prima gara nei 62 chili agli Europei del 1981 dove sono arrivato 4° battendo il Polacco classificato 2°, un grande esordio con grandi aspettative.
Ma ad una gara successiva in Grecia, mentre disputavo la finale per il 1° e 2° posto, mi trovavo in vantaggio di parecchi punti (mi sembra 10), non mancava molto alla fine e stavo controllando, il Greco mi passa dietro, cado a terra per perdere un punto ma il tappeto bagnato mi fa un brutto scherzo perché mi fa scivolare il braccio in avanti provocandomi una lussazione. Da lì alla fine dell’incontro sentivo la spalla che mi usciva e rientrava provocandomi un dolore indescrivibile ma riesco comunque a vincere con un solo punto di scarto.
Purtroppo dopo quella gara la spalla non è più tornata quella di prima ed a ogni cosa che facevo dovevo stare attento che non mi uscisse. Poteva succedere mentre dormivo, oppure mentre allungavo il braccio per accendere la luce. Figuriamoci a combattere. Per questo ho dovuto cambiare tipo di lotta e anche se successivamente mi sono tolto grandi soddisfazioni mi viene da pensare che questo incidente mi abbia condizionato molto.


7) Recentemente hai visionato dei filmati di combattimenti di valetudo, più noti con il nome di mixed martial arts, dove ci sono ben pochi limiti di regolamento.
Avrai notato che la lotta, cosi come il jiu jitsu brasiliano e la kick boxing sono essenziali per questo tipo di competizioni e per l’efficacia nelle 3 distanze del combattimento.
Cosa pensi a riguardo?

Da quello che ho visto dagli incontri, sono combattimenti dove è necessaria la fusione di varie discipline sportive. Gli atleti che si sono affermati sono quelli che sono riusciti ad imporre il loro modo di lottare. Infatti è importante che ognuno, studiato l’avversario, sia capace di sviluppare una tattica del match.


8) Sappiamo che hai praticato anche il sambo. Ti piace come tipo di competizione? Cosa pensi del Jiu Jitsu brasiliano, che sebbene con qualche colpo in più, vi si avvicina?

Sì ho fatto e vinto un campionato Italiano di sambo, non conosco bene il Jiu Jitsu ma sono affascinato da tutti gli sport da combattimento, penso che sia stato il caso a portarmi a fare lotta, se avessi iniziato con uno qualsiasi degli sport che mi hai menzionato, visto che sono una persona cui piace fare poche cose ma fatte bene, mi ci sarei dedicato.



9) Come vedi il futuro della lotta in Italia adesso che il grappling (la lotta con tecniche di sottomissione come leve e strangolamenti) è entrato nella Fijlkam? Pensi che sostituirà la grecoromana come disciplina olimpica a lungo termine?

La mia opinione è che non penso che grappling vada a sostituire la lotta grecoromana ma piuttosto che quest’ultima sia tolta per lasciar spazio ad altri sport come per esempio il Rugby (che si merita senz’altro di entrare a far parte degli sport olimpici).

10) Grazie per il tuo tempo Antonio

Grazie a voi